Micio & Micia


Il sorriso di Micio era irresistibile. La mamma di Micio era molto fiera del suo piccolo e lo portava a spasso nelle vie del centro storico della Vicenza, la loro città natale.

Ma nascere a Vicenza è una vera disgrazia per un gatto.
Come nascere toro a Madrid. O maiale a Parma. Perchè i vicentini sono... magnagat. Eh sì, avete capito bene. Mangiano i gatti. E che male c'è, dicono loro. La storia di Micio & Micia Se una bella signora si mette la sua pelliccia di leopardo, le sue scarpe morbide e leggere in pelle di baby alligator, e se ne va al ristorante a mangiare zuppa di tartaruga e bistecchine di agnello da latte, nessuno si scandalizza. Anzi, molti sospirano: che classe, che buongustaia.
Se invece un vicentino acchiappa un gatto randagio e ci fa un bel brasato al vino bianco è uno scandalo che ci fanno anche le marce di protesta.

Forse perchè troppo intenta a leggere negli occhi dei passanti l'ammirazione per il suo bellissimo figlio, la mamma di Micio non si accorse che si trovavano a passare proprio davanti all'uscita posteriore di una trattoria.
Non fece in tempo neanche a gridare a Micio "Scappa".
Due manacce afferrarono la bella gatta e in quattro e quattr'otto finì in padella. Micio corse disperatamente senza sapere dove stesso andando, evitando per pura fortuna di essere schiacciato da macchine ed autobus.

La storia di Micio & Micia
Si fermò col cuore in tumulto solo quando raggiunse il ramo più alto di un ippocastano nel parco di una grande villa. Cominciava a scendere la sera.
"Non ho più la mamma. Devo cavarmela da solo."
Questo pensiero lo calmò.

"Intanto cominciamo a trovare la cena per oggi", si disse.
Strizzò un pò gli occhi per vedere bene dall'alto del suo osservatorio cosa ci potesse essere di appetitoso: ci mise poco ad individuare un nido di merli incustodito con tre uova invitanti, un paio di saporiti pettirossi, una famigliola di teneri topini arboricoli.

Stava gia stabilendo il piano d'azione, quando notò dietro il vetro di una finestra del pianoterra della villa una gatta che si agitava, grattava il vetro e cercava in tutti i modi di attrarre la sua attenzione. Evidentemente aveva bisogno di aiuto.

La storia di Micio & Micia Tra la pancia ed il cuore, entrambi desiderosi di essere riempiti, non esitò un istante.
Dimenticò l'appetito e si lanciò in soccorso della gatta.
In quattro balzi scese ai piedi dell'albero e meno di un secondo dopo era sul davanzale della finestra.
"Sono prigioniera in questa casa", gridò la gatta.
"Ai miei padroni non piace che io me vada in giro nel parco e sui tetti in cerca di avventura. Aiutami ad uscire."

Micio grattò disperatamente la serratura della finestra sino a farsi sanguinare le zampe. E finalmente riuscì ad aprirla.
"Mi chiamo Micia."
"Che combinazione: io mi chiamo Micio."
"Sei stato bravo. Mi ricordi un figlio che è mi è stato tolto dai padroni perchè sporcava."
"Anche tu mi ricordi mia madre, che è finita in padella."
La storia di Micio & Micia "Vieni con me, Micio.
Ho un piano: andiamo alla stazione. Ci nascondiamo in un treno merci diretto a Roma e una volta giunti ce ne andiamo al Colosseo a vivere nella colonia di gatti di quel celebre monumento. Qui li mangiano i gatti, li invece gli danno casa, cibo ed assistenza medica. Capisci perchè i Romani hanno conquistato il mondo?
Quando i Romani costruivano il Colosseo, a Vicenza non c'erano che poche capanne.
Micio e Micia arrivano alla stazione, facendo lunghi giri per evitare di passare davanti ai ristoranti.
Trovano il treno giusto grazie all'indicazione di un ex di Micia che vive da sempre alla stazione. E dopo una notte di viaggio, in cui si raccontano tutto della loro vita, arrivano a Roma in una splendida mattinata di sole.

Il traffico è pazzesco. Solo la grande esperienza di Micia evita a Micio di finire un paio di volte sotto le ruote del tram. Micio si sente amorevolmente protetto da Micia.
La storia di Micio & Micia Quando sbucano all'improvviso davanti all'immensa mole del Colosseo, ammutoliscono.
Anche la matura Micia sembra paralizzata. Solo in quel momento si rendono veramente conto in quale grande avventura si sono lanciati.
Camminando piano piano, fianco a fianco, con il ventre quasi a terra, entrano nel Colosseo. Si trovano subito circondati da qualche dozzina di gatti di ogni taglia, specie e colore. Tutti ben pasciuti.

Io sono Micia e lui è... esita un istante e poi, strofinando il viso contro quello di Micio, aggiunge ... e lui è mio figlio Micio.
Micio sentì il cuore che gli si allargava e sul suo viso si riaccese quel sorriso irresistibile che sembrava spento per sempre.

Se andate al Colosseo e vedete un gatto sorridere irresistibilmente, mentre una gatta gli da teneri baci, siatene certi, avete incontrato Micio e Micia, i gatti più amati del Colosseo.